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Cristiano Godano - "Nuotando nell'aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz" (2019)

Fare il punto su di un libro scritto da un musicista potrebbe indurre a pensare che si tratti di un artista che seguo da sempre, che ne conosca dettagliatamente la discografia e magari abbia assistito più volte a concerti suoi e della band nella quale milita o ha militato. Nulla di tutto ciò. Il mio interesse per una colonna portante del rock alternativo tricolore, i Marlene Kuntz, è alquanto recente. Come spesso è accaduto in passato, l’accostarmi a gruppi e artisti musicali scaturisce da qualcosa di spontaneo e a volte misterioso. Personalmente, trovo che definire puramente casuale una scoperta in tal senso ai tempi delle piattaforme, delle playlist e dei social sia poco attinente alla realtà. Con l’orecchio al centro di una tempesta di stimoli conditi con quel pizzico di algoritmo, può capitare sovente di mettere in atto meccanismi di selezione in virtù dei quali preferiamo approfondire determinate cose piuttosto che altre. Ad esempio, ho iniziato ad apprezzare i Deep Purple quando avevo già all’attivo l’ascolto di svariati pilastri dell’hard rock anni sessanta e settanta, o vertendo sulla new wave ancora oggi ho conoscenza limitata e un sentimento tiepido verso i Cure.

Copertina del  libro
Copertina del libro

Inutile addentrarsi nelle motivazioni consce e inconsce del mio approccio alla musica, ma basti solo sapere che, utilizzando proprio un’espressione del libro in oggetto, i Marlene per molto tempo sono stati fuori dalla mia storia. D’altro canto, leggendo "Nuotando nell'aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz" (La Nave di Teseo, 2019) di Cristiano Godano, qualche risposta sul perché di punto in bianco siano prepotentemente entrati in questa storia me la sono data. Godano, che ha pubblicato altri titoli come “I vivi” (Rizzoli, 2008) e “Il suono della rabbia. Pensieri sulla musica e il mondo” (Il Saggiatore, 2024), narra le origini del gruppo e riporta innumerevoli aneddoti. Scorgendo l’indice si nota immediatamente la presenza di tre grandi capitoli corrispondenti ai primi album, ovvero “Catartica” (Consorzio Produttori Indipendenti, 1994), “Il vile” (Consorzio Produttori Indipendenti, 1996) e “Ho ucciso paranoia” (Consorzio Produttori Indipendenti, 1999), a loro volta suddivisi in sottocapitoli che coincidono con i singoli brani di ogni disco.

Marlene Kuntz anni novanta. Da sinistra: Riccardo Tesio, Dan Solo, Cristiano Godano, Luca Bergia.
Marlene Kuntz anni novanta. Da sinistra: Riccardo Tesio, Dan Solo, Cristiano Godano, Luca Bergia.

Ciascuna canzone elencata è in realtà l’anticamera di una serie di racconti di vita dell’autore e degli altri componenti. Attraversando un arco temporale che va dagli anni ottanta ai duemiladieci, si naviga in una galassia di incontri, sensazioni e pensieri. Il Godano scrittore è consapevole che un dialogo con i lettori necessita di buone dosi di empatia e sincerità, e queste sono trai maggiori punti di forza dell’opera. La lettura risulta nel complesso una piacevole e coinvolgente conversazione, ricca di spunti sulla gestione dei rapporti personali e professionali da parte di un musicista e sul confronto all’interno di una band, le cui sfaccettature riflettono le tante anime dei rispettivi membri.


Tornando infine alle ragioni del mio avvicinamento, ho trovato tra le pagine un riscontro più che soddisfacente. L’autore ha voluto condividere con chi legge le più importanti ispirazioni alla base del suo sentire e fare musica, disseminando il libro di preziosi suggerimenti e inviti all’ascolto. Apprendere dunque che tra questi ci fossero nomi quali Hüsker Dü, Gun Club, Fugazi e altri che già da decenni pesano come macigni nel mio bagaglio, sono certo abbia reso naturale e inevitabile l’incontro con i Marlene Kuntz.




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