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Aldo Cazzullo - "I ragazzi che volevano fare la rivoluzione. 1968 - 1978: Storia di Lotta Continua" (1998)

Aggiornamento: 5 mar

Sin dai tempi del liceo, e successivamente dell’università, il periodo storico che più di tutti ha calamitato la mia attenzione è stato quello della Guerra Fredda. Un interesse che nasce probabilmente dal fatto di esserci nato, peraltro sul suo crepuscolo (1986) e senza ricordi, fatta eccezione per un brevissimo attraversamento in auto con i miei genitori in Slovenia (allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) datato 1990 con destinazione finale l’Austria. Iniziata la scuola dell’obbligo nel 1992, destava in me grande curiosità l’ascolto delle lezioni di geografia supportate da mappe europee e mondiali appese ai muri dell’aula, che seppur in ottimo stato di conservazione risultavano palesemente obsolete poiché contenti due Germanie, un’unica nazione degli Slavi del Sud e il monolitico blocco sovietico a Est. Ma d’altro lato c’era un senso di smarrimento, figlio del vivere il passaggio tra due epoche con la cognizione che può avere un ragazzino di sei anni, e che in seguito avrebbe foraggiato la golosità di un cammino a ritroso per scoprire e studiare dettagli dei decenni precedenti alle mie prime esperienze. Al conseguimento della maggiore età, la scelta di studiare Scienze Politiche ebbe tra le varie motivazioni di sicuro anche questa voglia di approfondire i fatti di quel lungo lasso di tempo compreso tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la dissoluzione dell’URSS, così come le cause alla base e gli effetti ancora ravvisabili nel presente. L’Italia è un paese che ha vissuto quella fase da protagonista, e tra gli aspetti che più mi hanno affascinato c’è senza dubbio la contrapposizione politica che per decenni si è respirata in esso. Fa una certa impressione rendersi conto oggi, leggendo e ascoltando testimonianze, di quanto fossero strettamente compenetrate la semplicità della vita quotidiana e il respiro globale di fenomeni sovranazionali, spesso con piccole o grandi dosi di ingenuità. Un discorso questo decisamente ampio, nel quale eviterò di addentrarmi essendo irto di pericoli come un campo minato. Gioco forza, è fondamentale per capire il clima di quegli anni considerare l’influenza poderosa che avevano all’interno della società italiana i partiti e altri corpi intermedi quali sindacati e le svariate forme di associazionismo.

Copertina del libro (Ed. 2021, Oscar Storia Mondadori)
Copertina del libro (Ed. 2021, Oscar Storia Mondadori)

Bastino questi input per introdurre una lettura non propriamente semplice che ho scelto di recente, ovvero "I ragazzi che volevano fare la rivoluzione. 1968 - 1978: Storia di Lotta Continua” (Mondadori, 1998), a firma del giornalista e scrittore piemontese Aldo Cazzulo. Mai cosa facile è trattare fenomeni storici di un passato recente, essendo alcuni protagonisti presenti e pronti a dar luogo a dibattiti accesi, se non addirittura feroci, sulla base di memorie personali o familiari dirette e indirette tutt’altro che condivise. Ancora più ostico, come nel caso in questione, entrare nel vivo di un contesto effervescente come quello dei movimenti politici legati alla galassia della Nuova Sinistra, nati in Italia sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, portati avanti durante il decennio successivo e infine mescolatisi drammaticamente con il terrorismo che ha caratterizzato la stagione conosciuta come gli “anni di piombo”.

Lotta Continua è stato esempio peculiare di questo universo, un autentico magma sociale che ha abbracciato mille anime e sfaccettature. Dalle rivendicazioni degli operai delle fabbriche ai sogni di più generazioni di studenti, dall’idealismo di un socialismo che coinvolgesse le masse popolari alla teorizzazione di una violenza d’avanguardia, per giungere infine ai diritti civili e al femminismo ma anche alla grande disillusione, foriera tanto del riflusso quanto della lotta armata organizzata. Strumento principe che ha unito e rappresentato i diversi volti di questo sottobosco è stato il giornale pubblicato tra il 1969 e il 1982, sopravvissuto alla fine dell'organizzazione (1976) e trasformatosi in palestra per molti giornalisti che negli anni a seguire avrebbero ricoperto incarichi di primo piano nel mondo della carta stampata e della televisione, in certi casi con visibili cambi di rotta.

Gasparazzo, protagonista dell'omonima striscia a fumetti ideata da Roberto Zamarin e pubblicata nel 1972 sul giornale del movimento di Lotta Continua
Gasparazzo, protagonista dell'omonima striscia a fumetti ideata da Roberto Zamarin e pubblicata nel 1972 sul giornale del movimento di Lotta Continua

La narrazione di Aldo Cazzullo, che apprezzo da tempo per programmi e partecipazioni in TV, si avvicina molto allo stile documentaristico. Guidando il lettore dentro una lunga e complessa inchiesta, l’autore preferisce cedere la parola ai protagonisti che hanno sperimentato in prima persona la vita del movimento, appartenendo egli alla generazione immediatamente successiva. L’operazione funziona nel descrivere approfonditamente gli eventi attraverso interviste che evidenziano storie individuali e coinvolgimento pubblico di donne e uomini entrati nell’immaginario collettivo come Adriano Sofri, Carla Melazzini, Marco Boato, Donatella Barazzetti, Guido Viale, Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, ma anche Vicky Franzinetti, Andrea Papaleo, Erri De Luca e Gad Lerner.

Foto da una manifestazione
Foto da una manifestazione

Alternando ai loro punti di forza le speculari fragilità e alle incrollabili certezze le umane sensibilità, il tutto viene raccontato con fare imparziale rendendo chi scorre le pagine testimone delle grandi trasformazioni che hanno investito la società italiana di allora, con i conseguenti risvolti sulla stessa organizzazione che, come poc’anzi anticipato, vide al suo tramontare anche la migrazione di elementi propri verso sigle legate al terrorismo quali Prima Linea, Brigate Rosse e Nuclei Armati Proletari. L’opera si configura, in definitiva, come un prezioso contributo su ciò che Lotta Continua è stato e ha significato per tante e tanti. Facendo luce sulla vasta gamma di elementi che restituiscono un quadro complessivo soddisfacente, Cazzullo allontana sia il rischio di facili generalizzazioni che la tentazione di postume celebrazioni.




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